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Napoleone è morto, lunga vita a …

Questo mese chiude i battenti un fumetto che, nel suo piccolo, ha segnato la storia del fumetto popolare italiano: non quanto Dylan Dog, tanto per citarne uno a caso, da cui peraltro proveniva il factotum (ideatore, sceneggiatore e spesso disegnatore): Carlo Ambrosini. Non un fumetto facile, certo, spesso snob, arzigogolato nelle sue trame sospese tra l’onirico ed il noir, a tratti persino pesante. Eppure l’uscita di Napoleone è stato un atto creativo coraggioso e degno di rispetto: nato per esssere una miniserie, l’entusiasmo di una piccola nicchia di lettori (e dell’editore) hanno permesso alla serie di proseguire ben oltre il percorso per cui era stata concepita in origine, tracciando percorsi inconsueti per la tradizione fumettistica nostrana (ma anche internazionale). Il mondo di Napoleone e le sue storie erano essenzialmente spaccate a metà: da una parte la trama "terrena" , spesso tinta di noir più che di giallo, fin troppo verosimili e realistiche con molti meno strappi alla fantasia di quanti ne concedano altre serie della Bonelli; dall’altra una trama parallela, vissuta attraverso gli occhi di tre prodotti del subconscio di Napoleone, (ognuna a rappresentare un lato diverso della sua personalità), ambientata in un luogo senza nome e senza tempo, sospeso tra il surrealismo e la metafora, a rispecchiare, come uno specchio distorto, ciò che succedeva nel mondo reale. E proprio di questa dicotomia viveva Napoleone, nelle sovrapposizioni impreviste delle due realtà, nelle metafore che la sfera onirica andava a rappresentare, nelle citazioni colte e nei discorsi filosofici, nel suo essere fumetto aperto a mille diverse interpretazioni, spesso nel vero e proprio rifiuto della spiegazione logica, quasi con spirito Lynchiano. Un fumetto di cui, probabilmente, si comincerà a parlare solo da "morto", riconoscendogli i giusti tributi ed onori: nel frattempo però l’autore, Ambrosini, lascia una porticina aperta, l’ennesimo varco insondabile ed arcano verso una nuova realtà: l’ultima storia di Napoleone si chiude con un uomo fuoriuscito da un quadro di Pollock, il pittore astratto Americano. E, sorprendentemente (ma nemmeno troppo se si conosce lo spirito eccentrico di Ambrosini), sarà proprio lui il protagonista della miniserie che nascerà dalle ceneri di Napoleone. Un concept intrigante, quello di intitolare una serie di fumetti ad un pittore realmente esistito: resta comunque il fatto che, Pollock o non Pollock, Napoleone ci mancherà. E molto.

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